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Lagioia: “Meno Pasolini più Calvino”

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“Vedo molti aspiranti Pasolini e pochi Calvino. Il ventunesimo secolo è diverso dal ventesimo. Avere la presunzione di indicare la via in solitudine è spesso oggi la manifestazione di un delirio narcisistico. Basti vedere come funzionano i social. Il vero gesto controcorrente per un intellettuale dovrebbe consistere nel cercare le soluzioni insieme agli altri”.  Nicola Lagioia intervistato su La Repubblica 15 aprile 2022

Una magica cena da Teverini

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“Una magica cena da Teverini”, emiliaromagnavini.it   Paolo Teverini non è solo la storia della cucina italiana. È qualcosa di più: l’attualità. Quella che si nutre di radici e non vive solo di presente. È l’attestazione che si può essere evergreen incuranti dell’anagrafe, perché sono le idee a fare la differenza. Tutto il resto conta poco o nulla. Queste parole arrivano dal profondo di una sontuosa cena avvenuta alcune sere fa nel suo fortino a Bagno di Romagna. Clima sottozero con sfarfallio di neve a singhiozzi di fuori, compensato dal caldo di una cucina che si rivela un’esperienza a tutti gli effetti. La prima scelta azzeccata è quella di lasciarsi prendere per mano da lui, dandogli la consolle del menù. Così come in campo ti affidi a un fuoriclasse, lo stesso fai in cucina consapevole di metterti in buone mani. L’inizio infatti è spiazzante, aperto da una ouverture di tanti piccoli contrasti da mettere in crisi la parola ossimoro nello Zingarelli. L’apice lo si tocca in u

L’insolita estate a Piangipane

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Un mio racconto sul calcio è stato segnalato nel concorso dedicato ai Mulini promosso dall’Associazione Amici del Molino Scodellino. La storia è di fantasia, l’ho intitolata “ L’insolita estate a Piangipane ”, racconta in maniera umoristica le peripezie di una squadra di quarta serie alle prese con una serie di goleade. Un cammino sportivo disastroso che a un certo punto incrocia uno storico mulino in Romagna… Di più non dico per non togliere la curiosità. Il racconto è stato pubblicato nella raccolta " Ti racconto il Mulino " (Agra editrice) che raccoglie i testi selezionati dalla giuria del Premio. Info le trovate qui: https://www.agraeditrice.it/negozio/ti-racconto-il-mulino/

Dal Cile alla seconda Corea, Bacci

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“ Librocronaca delle undici più clamorose disfatte della nazionale ”, La Voce di Romagna 24 ottobre 2007   Che bello sarebbe avere un tasto, un semplice bottone, da schiacciare sul “rewind” e riavvolgere il nastro della storia. Quante partite potrebbero così essere rigiocate e quanti sbagli raddrizzati. Andrea Bacci , personaggio tra lo scrittore e il giornalista, lo ha fatto in un bel libro. Il titolo è già una indicazione di contenuto: “ Dal Cile alla seconda Corea ” (Libri di Sport, pp. 160, euro 13). Ancor di più lo è il sottotitolo: “ le undici partite della Nazionale da giocare un’altra volta ”. Proprio così, Bacci, definito lo scrittore più “disinteressato di sport”, ha elencato le undici partite che meriterebbero una seconda chance, da rigiocare almeno un’altra volta. Giusto per evitare figuracce e lancio di pomodori al ritorno in patria, e trasformare così deludenti sconfitte in trionfi a furor di popolo. Qui però passiamo nel regno del virtuale, magari colorito da play stat

Giuseppe Zanotti, lo stilista delle star

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“ Giuseppe Zanotti, lo stilista delle star ”, MilanoMarittimaLife summer 2021   Parlare con Giuseppe Zanotti è come immergersi nel mondo della musica e dello spettacolo. Con naturalezza ti racconta di Michael Jackson, Beyonce, Jennifer Lopez, Kanye West, Lady Gaga come fossero vicini di casa a cui dai del tu. Per dirne, il nostro incontro avviene il giorno dopo le nozze di Ariana Grande. “Le ho disegnato cinque modelli, ha scelto quello che le piaceva di più”. E su un foglio inizia a disegnare un bozzetto con una naturalezza pari al sole d’agosto. C’è una parola che descrive bene lo stilista: “made”. Come ‘made in Italy’ di cui è l’emblema del fashion creativo nel mondo, e ‘self made man’ personaggio che si è fatto da sé con il duro lavoro unito all’inventiva. Siamo negli sfavillanti anni ’70 e lei fa il dj nelle radio libere. Sono nato a San Mauro Pascoli, ero attratto dalla musica e dal disegno. Gli anni ’70 sono stati di grande dinamismo nel mondo musicale, le radio libero pullu

Con Collotti se ne va un pezzo di storiografia civile

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Chi come il sottoscritto ha frequentato Storia Contemporanea all’Università di Bologna alla fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, ha avuto a che fare con due testi “sacri” ai quali non poteva sfuggire: la voluminosa Storia d’Italia di Giorgio Candeloro (Feltrinelli), la  Storia della Germania nazista (Einaudi) di Enzo Collotti. Una collana e un libro, dunque. Quei due testi hanno formato generazioni di giovani storici che hanno appreso da un’angolazione senza dubbio di sinistra (gramsciana la prima, moderatamente marxista la seconda) l’evolversi di fatti e personaggi che hanno lasciato il segno nel Novecento. Scrivo questo perché sono rimasto colpito dalla scomparsa nei giorni scorsi di Collotti, i cui libri hanno accompagnato il mio percorso universitario. Di lui ricordo la feroce polemica contro Renzo De Felice, praticamente condivisa da tutto il dipartimento bolognese, soprattutto per quanto riguardava la questione del consenso fascista. Secondo De Felice il fascismo aveva avu

Le canaglie, Carotenuto

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Le canaglie del pallone, Romagna Gazzette, settembre 2021  Si è scritto tanto della Lazio campione d’Italia nel 1974. Seconda squadra a conquistare lo scudetto a sud di Firenze, quella banda di giocatori è assurta a leggenda grazie alla maestria di un grande allenatore come Tommaso Maestrelli capace di farne una squadra. Sono celebri i due spogliatoi capitanati da Chinaglia e Martini come a capo di “gang” e le partitelle del venerdì, le uniche giocate con i parastinchi, riposti negli armadietti la domenica. Altro tratto, la vicinanza alle idee di destra in anni nei quali essere di quelle parti equivaleva al fascismo (molti in effetti ne erano simpatizzanti) e le tante armi che gravitavano tra i giocatori pronti a sfidarsi in un poligono improvvisato. E ancora, Chinaglia che schiaccia un sonnellino su una panca nello spogliatoio, il rito della tromba da soffiare prima di ogni gara. A rendere ancora più leggendario il tutto la data della vittoria dello scudetto, quel 12 maggio 1974 gi

Macchiavelli sempre il numero 1

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Il bello dell’estate è avere un po’ di tempo libero per coltivare le proprie passioni. E prendere in mano libri nel cassetto dei desiderata frustrati dal “vorrei ma non riesco”. Uno degli autori in questa personale categoria è Loriano Macchiavelli , il padre del poliziesco italiano, di cui ho letto tantissimo, salvo poi abbandonarlo circa una decina di anni fa. Non certo per disaffezione ma per distrazione. Dopo avere letto in questi giorni “ Coscienza sporca ” (Mondadori, 1995) devo dire di avere fatto male ad essere stato così svagato sullo scrittore bolognese. Perché ancora una volta ti mette davanti pagine di puro piacere della lettura, arricchite da quell’ingrediente in più costituito dalla Bologna che ho vissuto negli anni dell’università. Il romanzo ridà vita al celebre Sarti Antonio (il cognome sempre prima del nome), ucciso con pentimento dall’autore in anni precedenti. Ed è una fortuna che la letteratura abbia la fortuna della resurrezione perché con la morte definitiva ci

Franceschini, tra Cesenatico e Mercato Saraceno

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È impossibile non lasciarsi ammaliare da “ Bassa marea ” (Rizzoli, 2019) di Enrico Franceschini . È impossibile se lo divori in due giorni in spiaggia a Ponente e sullo sfondo ti trovi quel capanno che è la tana del protagonista, il giornalista Mura (chiaro omaggio al grande Gianni Mura). È impossibile se vai in sella alla bicicletta e solchi le vie di Cesenatico, ops Borgomarina, e ti pare di stare dentro le pieghe del libro, tra il San Marco, il Dolce&Salato, il Faro, il grattacielo, il Giardino dei sapori perduti… “ Bassa marea ” è un libro che vivi sulla tua pelle, ecco la parola giusta, e ti fa respirare il clima della vacanza, anche se la storia è ambientata in primavera. Perché è un libro da leggere nella spensieratezza dell’estate  (la foto del post non è casuale) . Una storia leggera che si dipana lungo due assi: il plot con leggere tinte di nero, protagonista un giornalista in pensione che si ritrova investigatore per caso; un gruppo di amici di lunga data a metà tra la

Storie maledette, Gandolfi

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Storie maledette, Romagna Gazzette luglio 2021  I calciatori sono come i protagonisti di un film. Sino a quando la pellicola è in cartellone e viene proiettata gli occhi di tutti sono puntati su di loro, si danno voti a destra e manca e si discute sull’interpretazione e sulla trama. Poi succede, come tutte le cose, che le luci in sala si accendono, il sipario si apre, e il film è già un lontano ricordo rimasto nella mente di alcuni per le emozioni suscitate. Da qui il passaggio al dimenticatoio è breve, tanto da divenire insopportabile per alcuni.  Remo Galdolfi nel volume “ Storie maledette ” (Urbone publishing, 2020), ha voluto raccontare “l’altra metà del calcio”, come recita il sottotitolo. Quella parte senza più luci, incapace di vivere un ritorno alla normalità del quotidiano, preda di vuoti riempiti da bottiglie, pistole e cappi al collo, come evidenzia l’efficace copertina. È un mondo per certi aspetti sotterraneo che ha il paradosso di coinvolgere personaggi sino a poco tem

Che bello Cesenatico Noir

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Per chi è avvezzo al genere, in Romagna il giallo l’ha sempre associato a due località. La prima è Cattolica per un evento, il celebre Mystfest. La seconda è Rimini e qui la questione è diversa. La città dei “gelati e delle bandiere” non ha mai avuto una scuola, né tanto meno una rassegna di livello (almeno a mia memoria). Tuttavia è stata epicentro di numerose narrazioni fatte di delitti e intrighi, come se la nebbia e gli opachi sfondi de “ La prima notte di quiete ” di Vencini anni 70 avessero tracciato una linea di ispirazione. Giusto per fare alcuni nomi, i primi che mi vengono in mente: Tondelli, Lucarelli, De Cataldo, Russomanno, Vignali, Angelini…

La Terrazza

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Il bello di rivedere film che hanno fatto la storia del cinema, a distanza di anni, è il “qualcosa” che ancora oggi sanno trasmetterci. Mi è capitato con La Terrazza di Scola del 1980, visto ieri su Amazon Prime. È una pellicola celebre che racconta, in cinque episodi concatenati, la crisi di identità e di futuro di altrettante persone (tutti maschi ) alle prese con il tempo che passa.  C’è lo sceneggiatore in crisi di ispirazione che va in preda all’esaurimento nervoso (Trintignant); c’è il giornalista senza stimoli soppiantato da nuove leve in ascesa e in crisi coniugale per una moglie indipendente (Mastroianni); c’è un intellettuale che nella tv di Stato vede avanzare il vuoto di idee e il clientelismo senza che abbia un minimo moto d’orgoglio e di ribellione (Reggiani); c’è il produttore avanti con gli anni che si accorge della distanza di età dalla moglie giovane e in carriera (Tognazzi); c’è il comunista messo da parte dal partito che si infatua di una giovane con relativo senso

La bravura di Lucarelli

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Qual è la bravura di Carlo Lucarelli ? Me lo sono chiesto tante volte al termine di molti suoi polizieschi. Ci ho girato attorno per parecchio tempo e sono giunto alla conclusione. Ciò che lo rende un gradino sopra tanti è l’ambientazione, l’unire l’indagine alla storia. Il contesto non è il contorno ma parte della pietanza. L’ho capito, dopo avere letto in questi giorni “ L’inverno più nero ” (Einaudi, 2020), l’indagine del commissario De Luca. Una ventina di anni fa mi ero cimentato su “Indagine non autorizzata”, la prima del poliziotto, a cui aveva fatto seguito “Carta Bianca” e “L’estate torbida”. A stimolarmi in quella direzione era stata una intervista fatta a Lucarelli a San Mauro Pascoli per il settimanale Il Ponte, registrata su un nastro magnetico che chissà dove sarà finito. In quell’occasione lo scrittore mi aveva anche raccontato che si era cimentato sul delitto Ruggero Pascoli, per conto di un quotidiano. Tornando ai romanzi, Lucarelli ha il dono di raccontare la sua

Tutta colpa del Mundialito, Bacci

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"Chi ricorda il Mundialito?", Romagma Gazzette maggio 2021   Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 il calcio italiano si conquista la scena internazionale. Prima lo fa nel Mondiale di Argentina con una prima fase versione Brazil, salvo poi crollare nel prosieguo. Quattro anni dopo va addirittura meglio, tocca l’apice l’11 luglio con la terza Coppa del Mondo, grazie a un Paolo Rossi che la buttava dentro anche se calciava da metà campo. La storia ci ha sempre raccontato di un crescendo rossiniano tra i due eventi, concatenati da un filo di continuità, in pieno stile illuministico sul concetto di progresso.